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PMP: come si esegue il montaggio estetico-funzionale degli attacchi?

Desideriamo innanzitutto puntualizzare che in Classe I di Kennedy

(che rappresenta da sola circa il 70% dei casi di combinata) e comunque nella quasi totalità dei casi protesici, il corretto criterio di montaggio degli attacchi (montaggio estetico-funzionale) non permette mai di ottenere coassialità fra la coppia degli stessi.
Per coassialità di coppia intendiamo la perfetta corrispondenza del prolungamento immaginario dei centri di rotazione dei singoli attacchi, ricordando che il movimento di rotazione (ed il relativo centro) degli attacchi resilienti è di tipo funzionale mentre negli attacchi rigidi e solo marginale.

PROTESI RESILIENTE
In una soluzione resiliente, il movimento della protesi provoca una rotazione funzionale attorno ad un asse conseguente che non potrà mai coincidere con gli assi della coppia di attacchi applicati.
Questo inevitabile disallineamento, tanto è maggiore, tanto sarà causa di una progressiva tensione strutturale che si ripercuoterà negativamente non solo sugli attacchi, ma anche sullo scheletrato e sugli elementi pilastro.
 
Per facilitare la comprensione del fenomeno, un esempio calzante viene dal paragone della protesi resiliente, che come abbiamo appena spiegato ha inevitabilmente gli attacchi disallineati, alla porta della “vecchia” cantina con lo stipite deformato e quindi con i cardini “storti”.
Sia in chiusura che in apertura, la porta sarà irregolare nel movimento, emetterà   rumorosità anomale e forzerà notevolmente sui cardini a causa delle tensioni provocate dall’errato allineamento.
 
Quindi, per “limitare i danni” che questa, e lo ribadiamo nuovamente, inevitabile sollecitazione può provocare, quando si utilizzano attacchi resilienti è necessario che gli stessi siano dotati anche di movimento orizzontale (opportunamente limitato) e cioè devono disporre di px fornite di un livello di libertà che ne consenta un libero orientamento.(vedi ad es. microcerniera ART con livello di libertà 2).

PROTESI RIGIDA

In una soluzione rigida, non avendo movimenti significativi tra protesi e pilastri, se non quello elastico strutturale (marginale ma non sempre trascurabile), il corretto criterio di montaggio degli attacchi potrà essere pienamente rispettato senza provocare particolari problemi se si rispettano le semplici indicazioni qui di seguito riportate.

Il vocabolo che interpreta in modo più diretto il corretto criterio di montaggio degli attacchi, è :
“ Montaggio estetico-funzionale” 
Questa definizione tecnica esprime il criterio di scelta e di applicazione di un dispositivo che:
- deve possedere innanzitutto specifiche ed ingombri idonei al caso protesico e;
- dovrà essere posizionato in modo tale da consentire una costruzione del dente di copertura dimensionalmente e morfologicamente corretta.
Il rispetto della condizione estetica, requisito essenziale per la corretta costruzione della protesi, porta generalmente al contemporaneo rispetto anche della condizione funzionale.

Per condizione funzionale si intende una situazione strutturale di coinvolgimento totale ed efficace degli apparati di connessione e cioè quella condizione ove gli stessi possano svolgere pienamente le funzioni di abbraccio, appoggio e ritenzione della protesi.
Elenchiamo in una sorta di mini-decalogo alcune “linee guida” fondamentali per attuare in modo tecnicamente corretto il montaggio di un attacco:
  1. Utilizzare sempre la versione dell'attacco con la DIMENSIONE MAGGIORE POSSIBILE in rapporto allo spazio disponibile e con l’inclinazione più congeniale all’andamento della cresta gengivale.
  2. Posizionare l’attacco con la matrice rasente al centro della cresta gengivale e la patrice orientata secondo la direzione bidimensionale della cresta.
  3. L’attacco RESILIENTE è progettato per assolvere totalmente alle funzioni di abbraccio e appoggio indiretto e di ritenzione della protesi.
    Di conseguenza gli apparati di connessione resiliente possono essere formati esclusivamente dall’attacco resiliente.
  4. L’attacco RIGIDO è progettato per assolvere solo parzialmente alle funzioni di abbraccio e di appoggio diretto della protesi in quanto la sua funzione principale è quella di garantirne un’adeguata ritenzione. Di conseguenza gli apparati di connessione rigidi, dovendo assolvere totalmente alle funzioni di abbraccio, di appoggio e di ritenzione della protesi devono essere formati dall’attacco rigido in combinazione con un attacco individuale fresato realizzato mediante isoparallelometro.
  5. Le geometrie delle connessioni di guida degli attacchi prefabbricati tradizionali si diversificano in tre forme principali: trapezia, cilindrica e rettangolare.  
    Guida a connessione trapezia
    Guida a connessione cilindrica (patrice cilindrica o sferica)
    Guida a connessione rettangolare
    Connessione sferica
    : la connessione di tipo sferico infatti non viene considerata di guida in quanto il suo percorso verticale di inserzione (in teoria il raggio della sfera) è matematicamente minore della sua dimensione orizzontale (il diametro della sfera).

    Una doverosa precisazione: i
     sistemi di connessione vengono definiti di guida quando il loro percorso verticale d’inserzione è maggiore della loro massima dimensione orizzontale.
 
Negli attacchi prefabbricati calcinabili la geometria della guida è spesso una rielaborazione combinata delle tre forme principali modificate in quanto le tecniche di fusione o di fresatura automatica non riescono a replicare gli spigoli.

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